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  • Tutti in piedi per Gilberta

    Ieri notte, 21 marzo 2020, mi ha scritto Antonella per dirmi che Gilberta non ce l’ha fatta. Uno degli effetti collaterali migliori del mio cancreas è stato quello di permettermi di allacciare rapporti, quasi tutti epistolari, con tanti pazienti come me, o con i loro caregiver. Alcuni li ho contattati io, perché mi pareva che avessero bisogno di aiuto, altri mi hanno contattato loro, dopo aver letto il mio blog oppure i miei contributi nelle discussioni dei gruppi (chiusi) della comunità del pancreas. Altri ancora li ho conosciuti organizzando il trekking che, appena ci rilasceranno dalla prigionia, tanti della nostra comunità del cancreas faranno nella…

  • Celina, Maria Vittoria, Rosa, Margherita e le altre

    Ricoverarsi in ospedale permette di conoscere persone che altrimenti non incroceresti mai. La più toccante è stata Celina Moncada, una traduttrice e poetessa nicaraguense. Era già ricoverata quando sono arrivata io. Era molto debole, mangiava pochissimo, aveva difficoltà ad alzarsi. Abbiamo parlato un po’. Ci è sembrata una bella coincidenza essere capitate insieme. Entrambe traduttrici, anche se lei mi disse che aveva tradotto l’opera di Padre Ernesto Cardenal, mentre io solo becera finanza. Io ero stata in Nicaragua, dove erano nati i miei nipoti  e mia sorella aveva vissuto per qualche anno. Lei contava di tornare a casa entro poche settimane. L’ho aiutata qualche volta…

  • Una comunità che merita un post tutto per sé

    Ho portato ad Antonella dei pigmenti di colore dal Marocco: erano di una bellezza disarmante sui banchi dei mille mercati, ma io non so dipingere e neanche disegnare. Quindi ho pensato subito a lei. E Antonella ha pensato di usarli per riprodurre questo quadro che girava mesi fa in rete, ma aggiungendovi tutti i nomi dei membri del Fish Post. Un selfie collettivo e virtuale. In uno dei primi articoli spiegavo come fosse nata una rete che su suggerimento di Gloria ho chiamato Fish Post, nome poi attribuito anche a questo blog. Quando ho creato il gruppo su whatsapp, a metà dicembre 2017, l’ho fatto…

  • Piccoli episodi che fanno la differenza

    Domenica 19 gennaio vado all’auditorium di Roma per assistere a uno spettacolo di Paolo Fresu su Chet Baker, con Monica che ha deciso di farmi questo bellissimo regalo. Io ancora non mi abituo ai “privilegi” che abbiamo come invalidi. Farò arrabbiare molti, costretti in sedia a rotelle e che si trovano in difficoltà a girare per Roma, ma io che ho ancora una buona mobilità apprezzo molto le agevolazioni che ricevo, e mi sorprendo ogni volta. Come ad esempio l’aver visitato una settimana prima il MAXXI per vedere la mostra bellissima di Maria Lai, entrando gratuitamente, così come la mia accompagnatrice. Comunque arriviamo all’Auditorium e…

  • Viaggiare come protocollo terapeutico

    Oggi, 28 dicembre 2019, scrivo da un treno diretto a Marrakesh, in Marocco. Sono qui in vacanza per una settimana con mia  sorella e Michela. Avevamo bisogno di caldo e di sole. Anche mia sorella, tipa tosta, a settembre ha fatto un’operazione di mastectomia bilaterale e contemporanea ricostruzione. Il tutto l’ha tenuta ferma per due mesi, e ancora oggi stenta ancora un po’ a riprendersi del tutto. È molto tempo che non aggiorno il mio blog. Avrei voluto finire di raccontare la mia storia, di portarla al giorno di oggi,  per poter poi andare avanti e scrivere eventuali riflessioni odierne. Non l’ho fatto perché, come…

  • Day hospital? una tantum

    1 febbraio 2018. Arrivo per la prima volta al Day Hospital (DH) dell’Ifo per fare il terzo ciclo di folfirinox. Sono sollevata perché in DH è tutto più facile. Si fa un po’ di fila, si aspetta un po’, ma in poche ore risolvi e torni a casa. E soprattutto hai tutte le date calendarizzate in anticipo. Dopo un bel po’ di attesa, forse un’ora, passo la visita dall’oncologo e aspetto in un’altra sala che mi chiamino per iniziare la terapia. Mi fanno accomodare in un grande salone dotato di poltrone da chemio lungo tutto il perimetro. I parenti aspettano fuori. Ognuno ha la poltrona,…

  • Per chi suona la campanella…

    Tantissimi anni fa ho fatto un sogno che non ho più dimenticato. Avrò avuto forse 25 anni. Ho sognato che un dottore mi diagnosticava che avrei avuto tre tumori. Da lì a qualche tempo, indefinito. E che un po’ di tempo prima che questi tumori si “attivassero” il mio corpo mi avrebbe mandato un segnale, una specie di campanella, per avvertirmi che da quel momento in poi avrei avuto poche settimane o mesi di vita. Però il tema centrale del sogno era ragionare su cosa avrei fatto al suonare della campanella, cioè come trascorrere le ultime settimane o mesi di vita. Tutto questo con estrema…

  • Ictus

    Il 5 gennaio 2018 sono a pranzo da mia madre, abbiamo da poco finito di mangiare, io sono in cucina a chiacchierare, mentre mia madre lava i piatti. Leggo un messaggio su whatsapp, è divertente, vado per leggerlo a voce alta a mia madre. Niente. Sono distratta, non me ne accorgo subito. Dopo qualche secondo, ci riprovo a leggere a voce alta… niente da fare, la voce non esce. Mi sbraccio per farmi vedere da mia madre e le spiego a gesti che non mi esce la voce. Panico… di mia madre, ma vedo che cerca di darsi un contegno. Corre al telefono e chiama…

  • Compagne di ventura: Lucia

    Ho condiviso la stanza con tante donne. Tutte malate di cancro. Tumori diversi, in parti diversi del corpo, in stadi di avanzamento diversi. Età diverse. Ognuna ha lasciato in me un segno, e credo anche io in loro. Cercherò di parlarne più in dettaglio, ma mi rendo conto che con il passare del tempo mi si stanno mischiando tutte in testa, come a formare un’unica grande icona di donna. E non mi ricordo neanche i nomi. La prima compagna, chiamiamola Lucia, la ricordo benissimo perché l’ho continuata a incontrare fino a poche settimane fa. Vedova, in pensione, un figlio e una figlia adulti che dire…

  • La vita d’ospedale

    A partire da dicembre 2017 sono entrata e uscita molte volte dal reparto di Oncologia medica 1 dell’IFO, per fare la chemio e gli accertamenti. Ogni volta per almeno 3 giorni, a volte fino a 12. Nel reparto ci sono una decina di stanze, da due letti ciascuna. Il reparto è misto. I ricoverati sono tutti oncologici, chi in fine di vita, chi per accertamenti, chi per fare chemio. Non ci si entra in situazioni di emergenza, perché all’IFO non c’è il pronto soccorso. Quindi funziona che devi aspettare la telefonata della caposala, che ti comunica che per il giorno dopo c’è posto per te.…